CARUSI
A documentare la secolare attività estrattiva della produzione dello zolfo in Sicilia, oggi rimangono le imponenti strutture esterne delle miniere Gessolungo-Tumminelli, Trabonella e Trabia-Tallarita, in provincia di Caltanissetta. Silenti e grandiosi, affascinanti, ma capaci anche di turbare profondamente, questi fantasmi inesorabilmente aggrediti dalle ingiurie del tempo sono testimoni di un mondo ormai scomparso per sempre e restituiscono pienamente l’immagine di un lavoro infernale.
Risuonano ancora le voci dei diciannove carusi che nel 1881 persero la vita nello scoppio di grisù innescato da una lampada a olio, che scatenò l’inferno nella solfatara di Gessolungo. Nove di loro sono rimasti anonimi, diventando simbolo di un sistema disumano che sfruttava anche i bambini, venduti dai propri genitori ai padroni delle miniere in cambio di un prestito di sopravvivenza, noto come soccorso morto. Bambini che non riuscivano più a vedere la luce del giorno, costretti a camminare in ginocchio, privati dell’infanzia, degli affetti e, infine, della memoria.
E proprio in questa mancanza, in questo vuoto che resta come un’eco tra i ruderi, si apre uno spiraglio di esplorazione intima, che la macchina fotografica a foro stenopeico è in grado di cogliere con una sensibilità tutta particolare.
La fotografia stenopeica, con i suoi tempi lunghi di esposizione e la totale assenza di lenti, non cattura soltanto l’immagine esteriore di un luogo, ma rivela lentamente ciò che si nasconde sotto la superficie visibile. In questo processo meditativo e silenzioso, l’occhio si svuota di fretta e l’anima si sintonizza con il respiro del tempo. Il foro stenopeico, minuscolo e privo di artifici, agisce come un occhio primordiale che filtra non solo la luce, ma anche la memoria, la ferita, il silenzio.
Nell’attesa dello scatto, si entra in una sorta di ascolto interiore. Il paesaggio esterno si mescola con un paesaggio interno fatto di empatia, malinconia, senso di giustizia negata. L’atto fotografico si trasforma così in un rito di rievocazione, un ponte tra ciò che fu e ciò che ancora pulsa nell’invisibile.
Ogni immagine stenopeica realizzata in questi luoghi sembra emergere dal buio come un ricordo che riaffiora. I contorni sfumati, le deformazioni oniriche, l’assenza di nitidezza restituiscono una visione più vera della realtà: una realtà che non è fatta di dettagli, ma di emozioni sedimentate, di atmosfere sospese, di dolore e dignità.
Attraverso questo strumento essenziale, si coglie il paesaggio interiore che quei luoghi evocano: non soltanto il dramma sociale e umano di un’epoca, ma anche il senso profondo della perdita, della memoria collettiva, della resilienza umana; un gesto di restituzione, una forma di ascolto verso ciò che non ha più voce, ma ancora chiede di essere ricordato.
Rosa Salvia (Catania 1979) laureata a Palermo nel 2004 in Scienze della Comunicazione ha sempre avuto una passione per le immagini, ma inizia ad interessarsi alla fotografia solo da pochi anni. Inizialmente predilige foto di paesaggio, ma dopo aver preso parte a dei workshop condotti da Carmelo Bongiorno, Letizia Battaglia e Antonio Manta il suo approccio con la fotografia ha subito un profondo mutamento, infatti attualmente è in una fase di sperimentazione alla ricerca di un percorso più intimo che le consenta di esprimere sé stessa utilizzando la fotografia quale mezzo di esplorazione del suo mondo emozionale.
Con le sue fotografie ha collaborato alla realizzazione dei libri “Simeto il luogo che non c’è” (2019) e “Sicilia, l’isola plurale” (2022), “Mito e sicilitudine” (2023) e nel corso degli anni ha partecipato a varie mostre collettive:
- “Simeto il luogo che non c’è” – 2019 Galleria FIAF “Le Gru” Valverde (CT)
- “Visioni Etnee” – 2019 Galleria del Circolo Fotografico “Controluce” di Statte (TA)
- “conNETc_PROJECT” – 2020 Tempio del futuro perduto (MI)
- “Pataclick!” a cura di Carmelo Bongiorno – 2020 IM Gallery (CT)
- “Bell’Italia” – 2020 mostra diffusa per la Città di Jesi (AN)
- “La forma del luogo” – 2020 Chiostro del Convento dei Frati Minori di Santa Maria di Gesù (CT)
- “Fotografie per Ferlinghetti – CANE a Coney Island of the mind” – 2021 Centro internazionale di fotografia (PA)
- “DONNE” – 2021 Centro internazionale di fotografia (PA)
- “Cartoline dalle rovine” – 2022 Centro internazionale di fotografia (PA)
- “D’IO – interpretalo attraverso Te stesso” – 2022 San Teodoro (SS)
- “Donna, vita, libertà” – 2022 Collettiva d’arte online a sostegno delle donne in Iran, a cura di Ilaria Facci
- “Agata on the road 2023” a cura di Fondazione OELLE – 2023 fOn Art Gallery (CT)
- “Mito e sicilitudine” – 2023 Galleria FIAF “Le Gru” Valverde (CT)
- “Photo contest 2023” a cura di Fondazione PG cinque cuori – 2023 Polizzi Generosa (PA)
- “Sulle tracce della VIII Armata Britannica 1943-2023” – Museo dello sbarco presso Le Ciminiere (CT)
- “Photo contest 2024” a cura di Fondazione PG cinque cuori – 2024 Polizzi Generosa (PA)
Il suo progetto fotografico “la terza immagine” è stato selezionato per l’edizione zero del Castiglion Fiorentino Photo Fest (2022), dal Fondo Malerba per la Fotografia per il FALL SHOW 2022 e per Scatti Mediterranei (2023). Il progetto “il posto delle fragole” è andato in mostra al Castiglion Fiorentino Photo Fest 2024.











