IL NON VISIVO IN FOTOGRAFIA
La nostra percezione della realtà è il risultato della somma dei 5 sensi, filtrata dalla nostra cultura e dalle nostre aspettative. Il linguaggio fotografico, essendo scrittura di luce, riesce a riprodurre solo il visivo.
Come può, quindi, la fotografia rappresentare tutta quella parte del reale che non è percepibile attraverso la vista?
Come possiamo rappresentare risonanze ed evocazioni del gusto, dell’olfatto, del tatto e dell’udito?
Tutti i partecipanti al laboratorio hanno accettato questa sfida provando a dare una soluzione.
Un laboratorio è un luogo di sperimentazione, dove l’errore si trasforma in possibilità creativa da condividere con gli altri. È il lavorare su una linea di frontiera in cui si rinuncia ad una soluzione precostituita per esplorare nuove strade. In un laboratorio non si cerca il consenso, ma il confronto dialettico.
Il catalogo e la mostra sono parte integrante del laboratorio. Il momento di verifica con lo spettatore consente all’autore di comprendere quanto il suo sforzo creativo sia stato efficace. Lo spettatore è anch’esso un autore e solo se in lui vive la risonanza del processo creativo l’opera ha senso.
TUTOR DEL PROGETTO FOTOGRAFICO LUCA SORBO
La realtà non si esaurisce in ciò che raggiunge i nostri occhi. Ogni esperienza è fatta di suoni, odori, consistenze, ricordi e intuizioni che si intrecciano e danno forma al nostro modo di percepire il mondo. La fotografia, che lavora soltanto con la luce, raccoglie una parte di questo complesso universo sensoriale. Da qui nasce la sfida: come trasformare in immagine ciò che appartiene agli altri sensi? Come suggerire un suono, un odore, una temperatura, un sapore, o quella vibrazione sottile che spesso resta invisibile?
I partecipanti al laboratorio hanno affrontato questo interrogativo con spirito esplorativo, cercando strade personali per rendere visibile l’invisibile. Hanno provato a dare forma a ciò che normalmente si percepisce solo con il corpo o con la memoria, inventando soluzioni, rinunciando alle abitudini visive e lasciando spazio a intuizioni nuove.
Il laboratorio si è trasformato in un luogo libero, dove provare senza paura, dove l’errore è diventato parte del processo creativo e il confronto ha aperto possibilità inattese. Non un percorso per ottenere conferme, ma un territorio di ricerca condivisa, in cui ogni tentativo, anche il più fragile, ha contribuito a costruire una visione collettiva.
Questo anno di lavoro ci ha permesso di ampliare il nostro modo di pensare alla fotografia e alla percezione, spingendoci oltre la superficie delle immagini.
Un ringraziamento speciale va al tutor, Luca Sorbo, per la capacità di guidare con discrezione e profondità, creando le condizioni per una crescita autentica.
Le fotografie raccolte in questo catalogo e presentate in mostra sono il risultato di questo cammino: un dialogo tra autori e spettatori, in cui lo sguardo di chi osserva completa il processo creativo, dando senso all’opera e rinnovandola ogni volta.
PRESIDENTE PHOTOCLUB EYES E.F.I. LUCA MONELLI











